25 Novembre: giornata mondiale contro la violenza sulle donne
Con la risoluzione 54/134 del 17 dicembre 1999, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha dichiarato il 25 novembre Giornata Mondiale per l’Eliminazione delle Violenza sulle Donne: governi, organizzazioni internazionali e ONG si attivano ogni anno per proporre iniziative ed eventi utili ad accrescere la consapevolezza dell’opinione pubblica su questo tema.
Bisogna ammettere che nonostante siano trascorsi molti anni la situazione non è cambiata, anzi: sembra che aumentino i casi di violenza proprio all’interno del nucleo familiare. Spesso certe situazioni derivano dal contesto ambientale e familiare in cui si è cresciuti: nodi irrisolti, difficoltà nel relazionarsi con gli altri, violenze subite in passato, sono tutti elementi che possono entrare in gioco nel futuro, quando si decide di creare una propria famiglia, comprese le pressioni psicologiche di genitori che, a loro volta, possono aver avuto un’infanzia difficile.
A volte alcune reazioni derivano, invece, da un evento preciso, una delusione, una perdita, un avvenimento che segna prepotentemente la personalità. Sarebbe utile cercare di rintracciare l’origine di un’elevata aggressività, per recuperare “umanità” , sensibilità e capacità di comunicare…Informazione e formazione sono ottimi strumenti per accrescere la consapevolezza.
Tra le numerose iniziative di sensibilizzazione oggi in programma , nell’aula magna dell’Itis Volta di Alessandria è previsto il convegno “Il silenzio di un bacio, per un pugno di parole”. Testimonial d’eccezione dell’evento: Fabio Artico, Paolo Enrico Archetti Maestri, Dario Serra. Alcuni di loro sono già stati protagonisti di spot informativi contro la violenza sulle donne, per iniziativa dell’Assessorato alle Pari Opportunità nell’ambito del Progetto ‘La Provincia sicura’. Obiettivo della giornata è quello di dialogare con gli studenti del territorio su temi chiave, come il rispetto della donna, le dinamiche di coppia, le diseguaglianze tra i sessi. Grazie ad un questionario anonimo, tra l’altro, i ragazzi potranno esprimere liberamente il loro pensiero in merito all’argomento principale, la “violenza subita dalle donne”.
Chiara Casablanca per Fondazione Pangea Onlus
Non solo PVS: il microcredito arriva anche in Italia
Il microcredito, menzionato soprattutto in riferimento ai PVS (Paesi in Via di Sviluppo), pare stia trovando maggiore diffusione anche nei paesi industrializzati, come diretta conseguenza dell’attuale crisi. Molto semplicemente, si tratta di un piccolo prestito destinato a finanziare persone fisiche, società di persone e cooperative per avviare una microimpresa o un lavoro autonomo (microcredito d’impresa). Alternativa: può rappresentare un sostegno a persone con particolari difficoltà sociali ed economiche (microcredito sociale). L’obiettivo è di aiutare tutti coloro che non hanno sufficienti garanzie per ottenere un prestito da una banca tradizionale.
In Italia, dal 2009 al 2010, l’ammontare complessivo dei microcrediti erogati è passato da 12,7 milioni ad oltre 21,6 milioni e i clienti sono aumentati da 2.146 a 3.964. I maggiori beneficiari fino a questo momento sono stati gli immigrati e le donne. Gli attori di questo mercato, infatti, sono le piccole istituzioni o, in maggior misura, realtà legate al sociale come la Caritas diocesana e alcune fondazioni bancarie e non, compresa Fondazione Pangea Onlus.
A disciplinare il settore del microcredito è intervenuto il Dlgs 141/10 sul credito al consumo, così da stabilire caratteristiche e requisiti degli operatori in attesa dell’entrata in vigore di un decreto correttivo. Secondo quanto previsto dal decreto stesso, l’importo concesso come finanziamento non deve superare il tetto dei 25 mila euro. Il vantaggio consiste nella garanzia di ottenere un tasso d’interesse sempre inferiore rispetto a quello di mercato.
Recentemente, RITMI – Rete Italiana Microfinanza della quale fanno parte diverse realtà che operano nel microcredito – ha chiesto al Ministero dell’Economia e delle Finanze, che vengano realizzate le norme attuative del Testo unico Bancario, la normativa relativa dedicata proprio agli operatori del settore.
Salutato come innovativo e importante in un momento di forte crisi economica, la validità del Testo unico, infatti, rischia di essere vanificata per i ritardi nella realizzazione delle norme che di fatto ne consentirebbero entrata in vigore.
“La nostra preoccupazione – sottolinea Daniele Ciravegna, presidente Ritmi, nel comunicato del 19 ottobre – è ancora più crescente in quanto, dopo aver partecipato attivamente alla commissione di esperti costituita presso gli uffici competente della Banca d’Italia, la nostra Rete non ha più avuto alcuna informazione e comunicazione in merito allo stato di elaborazione e finalizzazione di dette disposizioni attuative”.
Chiara Casablanca per Fondazione Pangea Onlus
Fonte: Il Sole24Ore del 31/10/2011 p. 35
Comunicato RITMI, 19 ottobre 2011
Donne & lavoro: l’azienda le valorizza abbastanza?
Questa è certamente una domanda scottante. Una recente indagine per la Fondazione ValoreD ha dimostrato che la professionalità delle donne non è ancora tenuta in sufficiente considerazione. In questo caso, non parliamo soltanto dei diritti rivendicati da tempo (avere un’occupazione dignitosa, essere rispettate per ciò che si è, avere la possibilità di diventare mamme senza perdere il posto ecc.), ma di un riconoscimento altrettanto essenziale: quello verso il talento femminile.
“I capi azienda sono spesso uomini: sta a loro porre tra le priorità dello sviluppo e della crescita aziendale l’apporto fondamentale del talento femminile”, come sostiene Alessandra Perrazzelli, presidente di ValoreD. Ormai è noto: in qualsiasi azienda esiste sempre un pizzico di rivalità, un clima di tensione, che penalizza spesso e volentieri le buone idee, l’armonia generale e, di conseguenza, una sana produttività.
Secondo la ricerca effettuata, solo il 25% degli amministratori delegati sostiene la promozione del talento femminile all’interno del team di lavoro, mentre ben il 70% delle società non offre programmi di formazione adeguati per favorire lo sviluppo di una leadership femminile. Per cercare di colmare questo enorme divario, la Fondazione ValoreD ha creato un “kit” al fine d’incentivare il rafforzamento delle competenze, la comunicazione ed il networking al femminile. Di cosa si tratta esattamente? Di formazione, 21 corsi suddivisi in 4 aree, così da offrire tutti gli strumenti necessari al miglioramento delle capacità personali.
Investire sulle proprie risorse interne, anziché penalizzarle, non può che rappresentare un alto valore aggiunto per l’azienda che abbia l’astuzia di comprendere il ruolo strategico delle donne, le loro potenzialità.
Chiara Casablanca per Fondazione Pangea Onlus
Fonte: http://www.corriere.it/economia/trovolavoro/11_ottobre_14/consigliere-uomini-non-formano-donne_1be1ac44-f63e-11e0-abf0-c6818ffd4921.shtml
Barletta: spezzato il futuro di giovani donne
Hanno perso la vita insieme, in pochi attimi, seppellite dal crollo della palazzina in cui lavoravano. I loro sogni sono sfumati tra polvere e calcinacci. Non si può rimanere indifferenti di fronte all’ennesima tragedia, all’ennesima morte sul lavoro.
Tina Ceci, Matilde Doronzo, Giovanna Sardaro ed Antonella Zaza non avevano ancora compiuto 40 anni: erano tutte operaie, trascorrevano le loro giornate in quel maglificio nel sottoscala della palazzina di Barletta, senza contratto e a meno di 4 euro l’ora. Fatalità, con loro era presente anche Maria Cinquepalmi, 14 anni, figlia dei proprietari della ditta.
Il nostro è un Paese costellato da realtà come queste. Persone che per crearsi una famiglia, mantenerla o garantirsi un futuro, sono costrette ad accettare condizioni lavorative ingiuste, che feriscono la dignità, personale e professionale, ma sono le uniche condizioni che ti prospettano per avere un impiego, uno stipendio, un minimo appiglio per vivere.
E, spesso, le protagoniste degli scenari più tristi e desolanti sono proprio le donne.
Le cosiddette “morti bianche” sono la diretta conseguenza di lavori fantasma, che si svolgono nell’ombra di un sottoscala come quello di Barletta, una realtà di fronte alla quale non è possibile girare la testa dall’altra parte per non vedere.
L’attuale situazione economica pesa sulle categorie meno garantite dal punto di vista contrattuale e aziendale: donne e giovani, che fanno spesso le spese della precarietà di un mondo lavorativo che non assicura stabilità o continuità, parità di salario, sicurezza sul lavoro o garanzie in caso di maternità. Secondo dati provvisori Istat del gennaio 2011, il tasso di attività femminile è pari al 51,4%, inferiore a quello maschile (63%): ciò evidenzia la difficoltà delle donne a fare valere le proprie competenze e abilità nel mercato del lavoro italiano. L’indignazione deve andare necessariamente di pari passo con la pretesa di regole certe, di garanzie per il lavoratore e per il datore di lavoro: molti pensano che “un lavoro fantasma è meglio che il nulla”, in realtà devono essere create le condizioni per cuimsia più conveniente per tutti portarlo alla luce del sole. Per non dover pagare con la vita di tanti il diritto al lavoro.
La storia di Barletta – e come questa purtroppo tante precedenti storie – ci insegna che ciascuno deve assumersi le proprie responsabilità: anche chi controlla l’agibilità e la sicurezza degli edifici. E, a farci riflettere, è stato anche il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano con il suo monito, in occasione della giornata nazionale delle vittime degli incidenti sul lavoro: “Gli infortuni sul lavoro e le morti bianche costituiscono un fenomeno sempre inaccettabile”.
Chiara Casablanca per Fondazione Pangea Onlus
Fonti:
http://it.peacereporter.net/articolo/30829/Morire+di+lavoro%2C+tra+Barletta+e+New+York
http://www.articolo21.org/3944/notizia/barletta-operaie-tragedia-annunciata.html
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-10-09/monito-napolitano-morti-lavoro-160108.shtml?uuid=AaX8IWBE
Sostieni Pangea ed il progetto Piccoli Ospiti
Se sei cliente Vodafone puoi sostenere Pangea Onlus grazie ad un’iniziativa di Fondazione Vodafone Italia. E’ semplice e gratuito: basta inviare un sms al 47210 con scritto ACCOGLIENZA o effettuare una chiamata al numero 8992344. Se poi hai confidenza con le nuove tecnologie, partecipare è ancora più rapido: è sufficiente collegarsi al sito web dedicato ed accedere al form per votare il progetto Piccoli Ospiti direttamente dal tuo pc: inserisci il numero di cellulare, poi il codice che riceverai subito via sms e clicca su “Vota”. Avrai così aiutato Fondazione Pangea Onlus e la sua bella iniziativa a favore dei bambini.
Il Progetto Piccoli Ospiti mira a favorire il recupero del legame mamme/figli che abbiano subito violenza diretta o abbiano assistito a scene crudeli in famiglia. Una ricerca del CISMAI (2001) ha rivelato, infatti, che oltre 22 mila minori in Italia assistono ad atti violenti all’interno del loro nucleo familiare (o ne sono vittime): ciò determina insicurezze di varia natura ed entità, senso di colpa, sfiducia negli adulti, aggressività, depressione. E c’è da dire che le violenze non sono solo di tipo fisico o sessuale, ma anche verbale e psicologico, che turbano il processo di crescita dei più piccoli.
Pangea intende organizzare attività di cura e sostegno per mamme e bambini attraverso laboratori ludico-espressivi, così da avviare un percorso di rimozione del trauma e recupero graduale di equilibrio e serenità. Sostieni anche tu il progetto Piccoli Ospiti. Un piccolo gesto non costoso per te aiuterà le piccole vittime di abusi a capire che le violenze subite non fanno parte del loro futuro!
Chiara Casablanca per Fondazione Pangea
“Decent Work e Insicurezza Lavorativa”
“Decent Work e Insicurezza lavorativa, professionalità e genitorialità nelle donne dell’Abruzzo di oggi” è una ricerca condotta dal Laboratorio di Business Psychology dell’Università degli Studi “G.D’Annunzio” di Chieti, presentata all’Aquila il 28 luglio scorso, presso l’Auditorium Palazzo Silone Giunta Regionale.
Lo studio analizza i nuovi bisogni generati dal mondo del lavoro e le persistenti discriminazioni, specialmente nei confronti delle donne: il lavoro atipico, infatti, non favorisce la maternità né le politiche di conciliazione dei carichi familiari. Nello specifico, in Abruzzo, secondo dati Istat del 2010, il divario tra le percentuali d’occupazione maschile e femminile è piuttosto alto (67,0% per i primi contro 44,1% per le seconde).
Le Consigliere regionali di Parità d’Abruzzo, unitamente alle Consigliere provinciali di Parità di L’Aquila, Pescara e Teramo, sono state ben felici di approfondire l’argomento, accogliendo con entusiasmo la proposta di ricerca del Laboratorio di Business Psychology. Tenendo anche conto della situazione già delicata dell’Aquila, in seguito al sisma dell’aprile 2009, si è giunti alla conclusione che il disagio personale che deriva dall’incertezza del lavoro mortifica, svalutandole, le risorse umane e genera al tempo stesso un disagio sociale.
E, poiché un evento così grave modifica i punti di riferimento delle vita, per cui “conta di più ciò che si è e meno ciò che si ha”, la gratificazione professionale acquista una rilevanza importante, perché consente di valorizzare se stessi e la propria identità.
Chiara Casablanca per Fondazione Pangea Onlus
Fonte:
http://www.deltanews.net/lavoro-presentata-la-ricerca-decent-work-e-insicurezza-lavorativa-professionalita-e-genitorialita-nelle-donne-dell%e2%80%99abruzzo-di-oggi-4713105.html
Egitto: le donne chiedono tutela alla costituzione
15 associazioni femministe egiziane hanno organizzato una conferenza stampa per rivendicare diritti fondamentali non ancora riconosciuti: le quote rosa in politica, parità sul lavoro e nel settore educativo. Amina el Bendary ha affermato: “Non proponiamo una nuova Costituzione, ma che quella esistente preveda norme che garantiscano i diritti delle donne”.
Sono ancora tante le costrizioni che le donne egiziane devono subire: proprio il mese scorso, Amnesty International ha richiesto alle autorità egiziane di giudicare i mandanti dei “test di verginità” forzati, secondo quanto riferito da un generale alla Cnn (in condizione di anonimato). Secondo il suo raccontov17 donne, arrestate il 9 marzo scorso in piazza Tahrir sono state costrette a sottoporsi a questi test, vere e proprie forme di tortura.
La preoccupazione generale, riguarda l’atteggiamento discriminatorio e maschilista verso le donne, gli ostacoli alla crescita personale e professionale, oltre che alla partecipazione alla vita politica e alle riforme.
Tuttavia, queste donne coraggiose, che oggi lottano per rivendicare questi diritti, lanciano un messaggio di speranza: una “rivoluzione femminile” che dimostra la volontà (e il dovere) di difendere la propria dignità. E, grazie anche al web, c’è uno strumento in più per portare avanti questa importante battaglia per la libertà.
Chiara Casablanca per Fondazione Pangea Onlus
Fonti:
http://www.corriere.it/notizie-ultima-ora/Esteri/Egitto-donne-Costituzione-tuteli/26-07-2011/1-A_000230566.shtml
http://www.amnesty.it/generale-egiziano-ammette-17-donne-costrette-a-test-verginita
Votiamo per dire NO alla violenza contro le Donne
Oltre il 70% delle donne nel mondo subisce violenze nel corso della propria vita. Questa situazione e’ intollerabile: deve e puo’ essere fermata. Pangea Onlus si unisce all’iniziativa delle Nazioni Unite per dire basta alla violenza di genere. Partecipate anche voi, per farlo basta un click.
E’ partita la campagna online VOTE to Say NO – UNiTE to End Violence Against Women (VOTA per Dire NO – UNiTI per Fermare la Violenza Contro le Donne), una straordinaria iniziativa europea organizzata dall’ONU, con la partecipazione del Dipartimento Italiano per le Pari Opportunita’. Si tratta di un concorso online aperto a tutti i creativi d’Europa (professionisti e non) che vogliano cimentarsi con un prototipo di print advertising sul tema della violenza di genere.
Uno dei premi in palio e’ destinato alla campagna piu’ gettonata dalla giuria popolare di tutti i votanti in internet. Fino al 31 Luglio, tutti voi potete accedere al sito e cliccare la vostra campagna preferita tra le 2700 presentate da oltre 40 nazioni europee. Ogni voto rappresenta un’azione di respingimento di un male che colpisce le donne di tutto il mondo, indipendentemente dallo status sociale e dal livello di sviluppo del proprio paese.
Pangea Onlus ha risposto alla chiamata globale per dire basta. Fallo anche tu! Fino al 31 Luglio 2011 clicca il link qui sotto e vota la tua campagna preferita. Spargi la voce fra la tua famiglia, i tuoi amici, i tuoi colleghi…fate valere il vostro voto!
Lavori in Corsa – 30 anni Cedaw. Presentato all’ONU il Rapporto Ombra
Cedaw Rapporto Ombra: in Italia esiste ancora la discriminazione di genere
Il 14 luglio scorso, nel Palazzo di vetro della Nazioni Unite, è stato esaminato il VI Rapporto periodico sull’implementazione della convenzione Cedaw (la Convenzione per l’Eliminazione di ogni forma di Discriminazione contro le donne), che il Governo Italiano ha presentato nel dicembre 2009.
Fondazione Pangea Onlus e Giuristi Democratici – presenti in qualità di rappresentanti della società civile per la piattaforma Lavori in Corsa – 30 anni CEDAW, hanno presentato il Rapporto Ombra – elaborato da diverse organizzazioni – mirato ad evidenziare l’inadeguatezza delle politiche e dei finanziamenti presenti nel nostro paese (in riferimento ai parametri di giudizio stabiliti dalla Convenzione) per garantire le pari opportunità.
Si è discusso su quanto sia ancora presente la discriminazione di genere – dall’impiego all’economia – e il persistere di stereotipi lesivi della dignità e dei diritti delle donne. Oltre a maltrattamenti, violenze psicologiche e omicidi nei casi più gravi, le donne sono vittime attualmente di vessazioni sul lavoro, specie se in procinto di diventare madri. Nel 2010 moltissime giovani sono state costrette a lasciare il proprio impiego senza nessun tipo di tutela giuridica. La situazione è poco confortante e, quel che è peggio, negli ultimi anni non ha presentato alcun miglioramento.
Chiara Casablanca per Fondazione Pangea Onlus
Fonti:
Discriminazioni moderne… (e a farne le spese sono sempre le donne)
La Ma-Vib di Inzago ha lanciato una proposta choc scatenando subito una serie di polemiche ed infiammando il dibattito pubblico. Quale? Ridurre il personale licenziando solo le donne.
A parte l’indignazione per la scelta di per sè, ancora più sconcertante risulta la motivazione addotta e riportata: “Licenziamo le donne così possono stare a casa a curare i bambini e poi, comunque, quello che portano a casa è il secondo stipendio”.
Il secondo stipendio oggi non è un optional, ma spesso una necessità per molte famiglie alle prese con mutui, tasse e il mantenimento dei figli, oggi purtroppo più che mai quasi un lusso.
Attualmente sono in corso proteste e trattative, in attesa di capire come si risolverà la faccenda. Sembra comunque che lo schiaffo morale alle dipendenti dell’azienda l’abbiano dato soprattutto i colleghi uomini, che dopo aver assicurato il loro sostegno allo sciopero, hanno scelto di recarsi regolarmente al lavoro, facendo mancare il proprio sostegno alla protesta.
Chiara Casablanca per Fondazione Pangea Onlus
Fonti:
http://www.ansa.it/web/notizie/regioni/lombardia/2011/06/29/visualizza_new.html_811095165.html
http://www.diredonna.it/licenziare-solo-le-donne-proposta-shock-di-unazienda-del-nord-45397.html


