Barletta: spezzato il futuro di giovani donne
Hanno perso la vita insieme, in pochi attimi, seppellite dal crollo della palazzina in cui lavoravano. I loro sogni sono sfumati tra polvere e calcinacci. Non si può rimanere indifferenti di fronte all’ennesima tragedia, all’ennesima morte sul lavoro.
Tina Ceci, Matilde Doronzo, Giovanna Sardaro ed Antonella Zaza non avevano ancora compiuto 40 anni: erano tutte operaie, trascorrevano le loro giornate in quel maglificio nel sottoscala della palazzina di Barletta, senza contratto e a meno di 4 euro l’ora. Fatalità, con loro era presente anche Maria Cinquepalmi, 14 anni, figlia dei proprietari della ditta.
Il nostro è un Paese costellato da realtà come queste. Persone che per crearsi una famiglia, mantenerla o garantirsi un futuro, sono costrette ad accettare condizioni lavorative ingiuste, che feriscono la dignità, personale e professionale, ma sono le uniche condizioni che ti prospettano per avere un impiego, uno stipendio, un minimo appiglio per vivere.
E, spesso, le protagoniste degli scenari più tristi e desolanti sono proprio le donne.
Le cosiddette “morti bianche” sono la diretta conseguenza di lavori fantasma, che si svolgono nell’ombra di un sottoscala come quello di Barletta, una realtà di fronte alla quale non è possibile girare la testa dall’altra parte per non vedere.
L’attuale situazione economica pesa sulle categorie meno garantite dal punto di vista contrattuale e aziendale: donne e giovani, che fanno spesso le spese della precarietà di un mondo lavorativo che non assicura stabilità o continuità, parità di salario, sicurezza sul lavoro o garanzie in caso di maternità. Secondo dati provvisori Istat del gennaio 2011, il tasso di attività femminile è pari al 51,4%, inferiore a quello maschile (63%): ciò evidenzia la difficoltà delle donne a fare valere le proprie competenze e abilità nel mercato del lavoro italiano. L’indignazione deve andare necessariamente di pari passo con la pretesa di regole certe, di garanzie per il lavoratore e per il datore di lavoro: molti pensano che “un lavoro fantasma è meglio che il nulla”, in realtà devono essere create le condizioni per cuimsia più conveniente per tutti portarlo alla luce del sole. Per non dover pagare con la vita di tanti il diritto al lavoro.
La storia di Barletta – e come questa purtroppo tante precedenti storie – ci insegna che ciascuno deve assumersi le proprie responsabilità: anche chi controlla l’agibilità e la sicurezza degli edifici. E, a farci riflettere, è stato anche il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano con il suo monito, in occasione della giornata nazionale delle vittime degli incidenti sul lavoro: “Gli infortuni sul lavoro e le morti bianche costituiscono un fenomeno sempre inaccettabile”.
Chiara Casablanca per Fondazione Pangea Onlus
Fonti:
http://it.peacereporter.net/articolo/30829/Morire+di+lavoro%2C+tra+Barletta+e+New+York
http://www.articolo21.org/3944/notizia/barletta-operaie-tragedia-annunciata.html
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-10-09/monito-napolitano-morti-lavoro-160108.shtml?uuid=AaX8IWBE

