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Occupazione femminile: le donne sostengono maggiormente i bilanci della famiglia

Ricerche internazionali mostrano i livelli di occupazione femminile e i salari raggiunti

Già da tempo l’universo femminile è dentro il mondo lavorativo combattendo per raggiungere posizioni di prestigio nonostante enormi difficoltà: le donne non solo devono lavorare e fare carriera, ma anche unire e includere le responsabilità che derivano dalla famiglia con quelle lavorative.

Il modello di famiglia patriarcale è davvero agli sgoccioli? Si assiste alla nascita di una nuova e stimolante prospettiva per le donne nel mondo del lavoro? Due ricerche effettuate in Germania e nel Regno Unito mostrano come la strada da percorrere sia proprio questa: le tesi femministe di emancipazione totale dal patriarcato hanno davvero dato il via a realtà concrete con cui misurarsi e su cui ancora costruire un futuro diverso.
In base agli ultimi risultati diffusi dalla prestigiosa fondazione  tedesca Hans-Böckler, le donne guadagnano di più rispetto al partner nel 21% delle famiglie tedesche, mostrando così un avanzamento di ben 6 punti percentuali rispetto al rilevamento dati nel 1991.

La tangibilità di queste cifre si riscontra anche nella dinamica società britannica, nella quale secondo una recentissimo studio statistico, ben un terzo delle lavoratrici avrebbe raggiunto uno stipendio più elevato rispetto a quello percepito dal proprio compagno o marito. Il risultato è sestuplicato, rispetto allo striminzito 4% che era risultato alla fine degli anni ’70.

Ma cosa succede se in Europa dal nord andiamo a sud? La situazione non è comparabile: Portogallo, Spagna e Italia registrano purtroppo un tasso di occupazione femminile straordinariamente basso rispetto alle realtà tedesche e inglesi.

Eppure va operata una riflessione che chiama in campo l’attuale crisi economica e quindi la “vittoria” femminile è da ridimensionare in un’ottica più realista.

Sempre secondo la ricerca della fondazione  tedesca Hans-Böckler, in Germania, nella maggioranza dei casi esaminati statisticamente, le mogli lavorano e guadagnano di più rispetto ai mariti o ai compagni  perché oggi la sempre più diffusa disoccupazione, una sopravvenuta invalidità del partner oppure i bassi salari rendono difficilmente possibile per il “maschio” rivestire il ruolo di cardine economico della famiglia alla stregua dei decenni precedenti.

La finanza e le donne

Il 70% dei poveri al mondo sono donne, troppo spesso escluse dall’accesso al credito tradizionale.

Finanza e genere: c’è sempre una certa difficoltà a combinare queste due parole, benché lo strumento per eccellenza che lega le donne al sistema creditizio sia il microcredito. Sicuramente non parliamo di alta finanza ma di microfinanza, né di un ceto sociale ricco. Nei Paesi in via di sviluppo 88.726.893 donne sono clienti di microcredito, ovvero l’83,24% del totale (Microcredit Summit Campaign). In Europa non siamo ancora a questi livelli, ci aggiriamo intorno al 30% (in Spagna si arriva al 60%). Perché? Manca una cultura della finanza tra le donne? O forse questa assenza è il risultato di discriminazioni continue? Guardiamo i dati.

In Europa le donne lavoratrici guadagnano in media tra il 15% ed il 17% meno dei loro colleghi maschi per lo stesso lavoro; in Italia, secondo i dati della Presidenza del Consiglio, il “differenziale retributivo di genere” è mediamente al 23,3%.  Nel nostro Paese lavora solo il 46,3% delle donne: 7 milioni in età lavorativa sono fuori dal mercato del lavoro; al sud il tasso di occupazione crolla al 34,7%. Continua a leggere