Non solo PVS: il microcredito arriva anche in Italia

Il microcredito, menzionato soprattutto in riferimento ai PVS (Paesi in Via di Sviluppo), pare stia trovando maggiore diffusione anche nei paesi industrializzati, come diretta conseguenza dell’attuale crisi. Molto semplicemente, si tratta di un piccolo prestito destinato a finanziare persone fisiche, società di persone e cooperative per avviare una microimpresa o un lavoro autonomo (microcredito d’impresa). Alternativa: può rappresentare un sostegno a persone con particolari difficoltà sociali ed economiche (microcredito sociale). L’obiettivo è di aiutare tutti coloro che non hanno sufficienti garanzie per ottenere un prestito da una banca tradizionale.
In Italia, dal 2009 al 2010, l’ammontare complessivo dei microcrediti erogati è passato da 12,7 milioni ad oltre 21,6 milioni e i clienti sono aumentati da 2.146 a 3.964. I maggiori beneficiari fino a questo momento sono stati gli immigrati e le donne. Gli attori di questo mercato, infatti, sono le piccole istituzioni o, in maggior misura, realtà legate al sociale come la Caritas diocesana e alcune fondazioni bancarie e non, compresa Fondazione Pangea Onlus.
A disciplinare il settore del microcredito è intervenuto il Dlgs 141/10 sul credito al consumo, così da stabilire caratteristiche e requisiti degli operatori in attesa dell’entrata in vigore di un decreto correttivo. Secondo quanto previsto dal decreto stesso, l’importo concesso come finanziamento non deve superare il tetto dei 25 mila euro. Il vantaggio consiste nella garanzia di ottenere un tasso d’interesse sempre inferiore rispetto a quello di mercato.
Recentemente, RITMI – Rete Italiana Microfinanza della quale fanno parte diverse realtà che operano nel microcredito – ha chiesto al Ministero dell’Economia e delle Finanze, che vengano realizzate le norme attuative del Testo unico Bancario, la normativa relativa dedicata proprio agli operatori del settore.
Salutato come innovativo e importante in un momento di forte crisi economica, la validità del Testo unico, infatti, rischia di essere vanificata per i ritardi nella realizzazione delle norme che di fatto ne consentirebbero entrata in vigore.
“La nostra preoccupazione – sottolinea Daniele Ciravegna, presidente Ritmi, nel comunicato del 19 ottobre – è ancora più crescente in quanto, dopo aver partecipato attivamente alla commissione di esperti costituita presso gli uffici competente della Banca d’Italia, la nostra Rete non ha più avuto alcuna informazione e comunicazione in merito allo stato di elaborazione e finalizzazione di dette disposizioni attuative”.

Chiara Casablanca per Fondazione Pangea Onlus

Fonte: Il Sole24Ore del 31/10/2011 p. 35
Comunicato RITMI, 19 ottobre 2011

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