Discriminazioni moderne… (e a farne le spese sono sempre le donne)
La Ma-Vib di Inzago ha lanciato una proposta choc scatenando subito una serie di polemiche ed infiammando il dibattito pubblico. Quale? Ridurre il personale licenziando solo le donne.
A parte l’indignazione per la scelta di per sè, ancora più sconcertante risulta la motivazione addotta e riportata: “Licenziamo le donne così possono stare a casa a curare i bambini e poi, comunque, quello che portano a casa è il secondo stipendio”.
Il secondo stipendio oggi non è un optional, ma spesso una necessità per molte famiglie alle prese con mutui, tasse e il mantenimento dei figli, oggi purtroppo più che mai quasi un lusso.
Attualmente sono in corso proteste e trattative, in attesa di capire come si risolverà la faccenda. Sembra comunque che lo schiaffo morale alle dipendenti dell’azienda l’abbiano dato soprattutto i colleghi uomini, che dopo aver assicurato il loro sostegno allo sciopero, hanno scelto di recarsi regolarmente al lavoro, facendo mancare il proprio sostegno alla protesta.
Chiara Casablanca per Fondazione Pangea Onlus
Fonti:
http://www.ansa.it/web/notizie/regioni/lombardia/2011/06/29/visualizza_new.html_811095165.html
http://www.diredonna.it/licenziare-solo-le-donne-proposta-shock-di-unazienda-del-nord-45397.html
Ti sposi? Vai a nozze con Pangea!
Una cerimonia perfetta, semplice ma studiata in ogni dettaglio e senza sprechi: se questo è il vostro desiderio, Fondazione Pangea Onlus vi offre l’opportunità di rendere speciale e solidale il giorno del “sì”. Una serie di proposte pensate per non dimenticare gli elementi chiave di ogni matrimonio:
- Partecipazioni. Disponibili in due formati (16×11 cm e 16×16 cm) che potrete modificare liberamente, sia per quanto riguarda il carattere che il colore.
- Bomboniere. Saranno la vera e propria testimonianza del vostro sostegno alle Donne beneficiarie dei progetti Pangea, cui donerete l’opportunità di migliorare la propria vita e quella dei propri figli. Potrete scegliere le scatoline portaconfetti (dimensione 6×6x3,5 cm) in cartone color avorio, complete di nastro. Potrete allegare una piccola pergamena o scegliere esclusivamente quest’ultima in un formato più grande, da arrotolare con un nastro. Testo e colore, ovviamente, personalizzabili. In alternativa, è presente anche il bonsai (simbolo di vita) oppure il famoso ciondolo a forma di nodo di Fondazione Pangea che, in questo caso specifico, diventa il simbolo dell’amore che lega i due sposi.
- Liste nozze. Parenti e amici potranno devolvere la cifra che avrebbero speso per il vostro regalo ad uno dei progetti Pangea che sceglierete di sostenere. Se non vorrete indicarne uno specifico, sarà divertente creare una lista composta da capre, galline, visite post-parto e corsi di sartoria!
- Sito web. Questa è la vera “chicca”: la tendenza del momento con Pangea diventa solidale! Potrete presentarvi, raccontare la vostra storia, fornire dettagli sulla cerimonia agli invitati, coinvolgere gli amici nei preparativi.
Tra l’altro, le vostre donazioni saranno fiscalmente deducibili. Allora, perché aspettare? Inviate una mail a Fondazione Pangea, a questo indirizzo matrimoni@pangeaonlus.org ,ed iniziate a progettare il vostro giorno più bello all’insegna della solidarietà: sarete felici voi e regalerete un sorriso a tante donne.
Chiara Casablanca per Fondazione Pangea
Il dramma delle donne cinesi raccontato da Xue Xinran
Le figlie perdute della Cina (Longanesi) è il nuovo libro di Xue Xinran, scrittrice e giornalista cinese che ha svolto una lunga ricerca raccogliendo la testimonianza di diverse donne vittime della nota “politica del figlio unico”, antica tradizione legata all’importanza di avere un discendente maschio. La legge per il controllo delle nascite, promulgata nel 1979 da Deng Xiaoping, si basa proprio sull’aborto selettivo in base al sesso, un’atrocità che ha causato la scomparsa di milioni di bambine.
Sembra un discorso antico, ci si chiede come possano esistere nel 2011 certi scenari, eppure in Cina (come in altre parti del mondo) i diritti delle donne sono ancora ignorati e calpestati.
Xue Xinran ha così deciso di dare voce a coloro che hanno vissuto questo dramma e hanno dovuto mantenere il silenzio, costrette ad abbandonare (nella migliore delle ipotesi) le proprie figlie subito dopo la nascita. L’aborto selettivo ostacola il naturale sviluppo della popolazione creando forti disparità tra femmine e maschi (oltre ad alimentare crimini come violenze sessuali ed omicidi di cui nessuno parla).
Non è la prima volta che la scrittrice incontra ed intervista le donne cinesi: nel 2002 ha pubblicato un’altra raccolta di testimonianze in un libro intitolato La metà dimenticata, diventato bestseller e tradotto in più di 30 lingue.
Chiara Casablanca per Fondazione Pangea Onlus
Fonte: www.zeroviolenzadonn
Così giovani, così aggressive
Secondo le ultime notizie di cronaca sembra che le giovani tra i 13 e i 16 anni circa stiano diventando quasi più violente dei compagni. Siamo ormai piuttosto abituati a sentir parlare di bullismo (fisico e verbale), ma è un fenomeno che di solito caratterizza i maschietti che agiscono in “branco”. Si è meno preparati a constatare che alle mani arrivino delle ragazze, aggredendo loro coetanee per futilissimi motivi: in diverse città si sono ripetute, infatti, le stesse scene di minacce e percosse tra ragazze per via di un lettore Mp3, un I-Pod o, addirittura, un fidanzatino. Dall’occhiata di sfida, alla prima battuta, all’aggressione vera e propria il passo è breve. Fortunatamente in Italia il fenomeno è ancora contenuto rispetto a città come Londra o Parigi dove sembra esistano numerose bande al femminile.
Si sa, tra donne ci può essere invidia, rivalità, prevaricazione, ma fino ad oggi non si era mai superato il confine dell’offesa, dell’umiliazione, del ferire “a parole”.
I sociologi descrivono il fenomeno sotto una luce puramente “culturale”, come se le donne, vittime di ingiustizie e soprusi di ogni genere, volessero reagire ai pericoli esterni diventando esse stesse delle “persecutrici”.
Forse il problema è, però, educativo: non c’è più rispetto, né tra uomini né tra donne, le intimidazioni sono all’ordine del giorno, si vive prepotentemente pensando che tutto sia dovuto. Non ci sono più confini né regole. Sarebbe utile progettare laboratori e campagne di sensibilizzazione nelle scuole al fine di favorire la socializzazione e valorizzare i rispettivi ruoli di uomo e donna, oltre all’immagine singola e personale di ogni soggetto, indipendentemente dal suo aspetto fisico, razza, religione e condizione sociale.
Chiara Casablanca per Fondazione Pangea Onlus
Fonte: settimanale Tu Style n. 21
Avere un bambino è diventato un lusso
Lo ha capito, per esperienza personale, anche l’attrice Beatrice Luzzi che ha avuto due gravidanze, a nemmeno due anni di distanza, e ha deciso di condividere le sue emozioni in un diario (tra l’altro ricco di utili consigli per tutte le future mamme): Mi è nata una famiglia (Morellini Editore). Dalle prime settimane di gravidanza, alla prima ecografia, fino al lieto evento: una guida su alimentazione, esami clinici da effettuare, impressioni della mamma ma anche del papà, figura che ha acquistato nel tempo un ruolo sempre più attivo e partecipe.
Su “Il Fatto Quotidiano” del 29-05-2011 la Luzzi racconta, però, anche le numerose difficoltà incontrate, che accomunano tutte le giovani coppie che oggi vogliono mettere su famiglia. Pensiamo alla prenotazione degli esami resa ostica dalle mille pratiche burocratiche della gravidanza, la mancanza di posti letto, gli appuntamenti disponibili solo dopo mesi dalla richiesta, per non parlare delle telefonate infinite ed altrettanto infinite attese con sottofondo musicale… prima di riuscire a parlare con un operatore in carne ed ossa (tutte problematiche che spingono spesso a dover contattare strutture private, con tutti i costi del caso non sostenibili da chi ha un basso reddito).
L’attrice ha affermato di aver speso in totale, per la prima gravidanza, 5.081 euro (tra visite, medicine, abbigliamento personale e corredo per il nascituro): nella realtà precaria in cui siamo immersi, quante giovani rinunciano al diritto sacrosanto di una gravidanza per via “del costo”?
E quante donne, in zone poverissime del mondo, non hanno risorse sufficienti a tutelare la propria salute e quella del proprio bambino durante la gestazione? Pangea offre l’opportunità di aiutare una mamma in Afghanistan, Nepal o India, garantendo la possibilità di seguire corsi di alfabetizzazione ed educazione igienico sanitaria. Ecco come si può aiutare una mamma.
Chiara Casablanca per Fondazione Pangea Onlus
Fonti:
http://www.beatriceluzzi.com/index.php?id=2,14,809
http://www.zeroviolenzadonne.it/displayrassegna.php?data=2011-05-29&rubrica=tutto
Donne & lavoro: tempo che passa, problemi che restano.
L’Istituto per lo Sviluppo della Formazione Professionale dei Lavoratori (ISFOL) ha realizzato un progetto, su proposta del Ministero del Lavoro della Salute e delle Politiche Sociali, intitolato “Perché non lavori? I risultati di una indagine ISFOL sulla partecipazione femminile al mercato del lavoro”. La ricerca è oggi un volume, da pochi mesi nel catalogo dei libri del Fondo Sociale Europeo, da cui emerge un dato interessante: la crisi del mercato lavorativo italiano dipende anche, ed in gran parte, dal basso livello di occupazione femminile (soprattutto nel Mezzogiorno).
L’indagine, portata avanti dal 2007 al 2009, ha selezionato un campione di 6000 donne lavoratrici e inattive tra i 25 e i 45 anni, analizzando vari aspetti della vita delle intervistate attraverso un questionario. Tra le cause chiave della disoccupazione sono emerse non soltanto la mancanza di flessibilità da parte delle aziende (sempre poco inclini a proporre contratti part-time), lo scarso livello di servizi alle famiglie e la difficoltà a conciliare casa e lavoro, ma anche fattori di tipo culturale: in molti territori, infatti, la donna è ad oggi considerata solo ed esclusivamente nel ruolo di “angelo del focolare”, senza tenere conto delle aspirazioni personali, inclinazioni, iniziative o attività che ciascuna desideri portare avanti.
La donna non riesce ancora ad emergere del tutto, ad avere potere decisionale, costretta spesso ad adeguarsi ai modelli sociali di riferimento nel proprio contesto d’appartenenza.
Il volume offre alcuni suggerimenti per l’ideazione di politiche di sostegno ed implementazione di servizi: in effetti, sarebbe davvero utile pensare a campagne educative di sensibilizzazione territorio per territorio, con attenzione ad esigenze e peculiarità specifiche. Lo scopo? Infondere maggiore consapevolezza alle donne stesse rispetto alla loro unicità, alle capacità e all’importanza del loro ruolo nella società. Una donna lavoratrice, o comunque libera di esprimere i propri talenti, non può che rappresentare un valore aggiunto alla crescita economica e culturale del nostro Paese.
Chiara Casablanca per Fondazione Pangea
Fonte: http://www.womenews.net/spip3/spip.php?article8570
Festa della Mamma. Aiutarne un’altra a vincere la scommessa per la Vita
Anche nel 2011 moltissime donne nel mondo affrontano la maternità come una scommessa sulla loro vita e quella del bambino che hanno in grembo. Spesso, per mancanza di strutture e assistenza adeguate, uno dei due questa scommessa la perde. E muore.
Quello di cui si sente maggiormente l’esigenza Paesi quali l’Afghanistan, con tassi più alti al mondo per mortalità materno infantile, non è soltanto strutture adeguate, ma la certezza di poterle raggiungere in tempo, al momento del parto. E’ assistenza durante la gravidanza, che comprende conoscenze specifiche su come affrontare in salute questo periodo delicato, con informazioni dettagliate che vanno dalla dieta all’igiene personale e ambientale.
In India, ad esempio, il Governo, prevede agevolazioni dedicate alle gestanti, che comprendono kit di nutrienti e pannolini, vitamine, vaccinazioni e controlli, sussidi per la maternità. Ma le donne devono esserne informate: molte infatti non conoscono i programmi pensati pe loro e continuano a partorire in casa, con l’assistenza di personale non esperto.
Pangea da anni lavora proprio in Paesi come questi, assicuarando alle donne quell’assistenza e quelle informazioni che possono salvare loro la vita, e quella dei loro bambini.
Propone per questa Festa della Mamma zioni specifiche e concrete per le mamme dei propri progetti all’estero che vanno dai corsi igienico-sanitari alle ecografie per scongiurre rischi e complicazioni.
Aiutare una mamma e regalarle un parto sicuro per questo 8 maggio è davvero un dono che vale. Vale due vite.
Per garantire a una mamma dei progetti Pangea un parto sicuro basta scegliere un Regalo Solidale, accompagnato da un certificato di donazione personalizzabile
- Con 20 euro si può regalare un corso di igiene, sanità e salute riproduttiva
- Con 50 euro vengono garantite visite post-parto regolari fino a 3 mesi di vita del bimbo
- Con 80 euro si assicura un ciclo di controlli prenatali con ecografia, per escludere qualsiasi tipo di rischio
E per assicurare a una donna l’intero percorso di formazione, educazione, assistenza e microcredito bastano 82 centesimi al giorno per un anno.
Una scommessa semplice, ma che salva due vite.
Afghanistan: in pericolo la gestione delle case rifugio per le donne
Potrebbe essere messa presto a repentaglio la sicurezza delle donne afghane che si rivolgono alle case rifugio. Come rende noto il Coordinamento Italiano Sostegno Donne Afghane, un decreto legge promosso dal Consigli dei Ministri dell’Afghanistan nel gennaio 2011 passerà la gestione delle case rifugio per le donne maltrattate dalla gestione delle Ong a quella del Ministero degli Affari Femminili. Le conseguenze saranno molto gravi, sopratutto per le nuove regole imposte sulla gestione dei centri, che prevedono l’accompagnamento delle donne al centro da parte di un parente uomo, visite mediche regolari per accertare l’attività sessuale della donna, la possibilità dello staff del centro di rifiutare alla famiglia della donna il suo ritorno a casa.
I centri sarebbero inoltre tenuti a denunciare le donne scapapte da matrimoni forzati o che hanno subito violenza sessuale accertata. In queste condizioni, costrette al ritorno in famiglia, le donne vivrebbero condizioni di estrema marginalità o peggio rischierebbero la vita per le ritorsioni della comunità.
La legge, che a detta dei suoi promulgatori, sarebbe finalizzata a una migliore gestione delle risorse dei centri, in pratica mira alla loro chiusura e a un maggiore controllo sulle donne: le case rifugio, infatti, sono spesso state tacciate di essere case di prostituzione. La legge, quindi, pare essere stata pensata per compiacere fondamentalisti e Taliban.
Fonte: www.zeroviolenzadonne.it
Pangeaprogettoitalia contro la violenza sulle donne
La violenza di genere è un fenomeno trasversale, per età ceto sociale, condizione economica. Un fenomeno sommerso, ma purtroppo diffuso, nascosto dietro le porte e i muri delle case che ci circondano.
Sono molte le realtà che ogni giorno con forza denunciano e si adoperano per far sì che le donne vittime di abusi possano riacquistare una vita. E i risultati non sono da poco.
Pangea con pangeaprogettoitalia, dal 2008 ha aiutato, grazie ai centri antiviolenza partner (la cooperativa Cerchi d’Acqua di Milano, l’associazione Lilith di Latina, la cooperativa WIN di Caserta e il centro antiviolenza de L’Aquila Associazione Donne Melusine) oltre 1000 donne, con orientamento e percorsi di recupero
Ogni centro partner viene sostenuto su programmi specifici. Per esempio, presso l’Associazione Lilith di Latina, Pangea sta finanziando un programma volto al recupero del rapporto madre/figlio nella casa rifugio del centro – che ha già accolto 11 donne e 17 bambini – grazie a percorsi innovativi che coinvolgono l’aspetto alimentare e la pet-therapy, per il recupero del concetto “prendersi cura di”, minato dai vissuti di violenza.
La cooperativa Cerchi d’Acqua di Milano sta portando avanti un progetto di psicoterapia, e grazie a pangeaprogettoitalia dal 2008 ha seguito 34 donne che hanno recuperato la capacità di relazionarsi e reinserirsi socialmente.
Grazie a Pangea la Cooperativa Sociale WIN di Caserta le operatrici di Caserta offrono consulenza e assistenza legale a quante si sono recate presso il centro, seguendo l’iter di 35 casi. E proprio a Caserta inizierà l’erogazione dei primi microcrediti nel mese di febbraio.
Il Centro Antiviolenza de L’Aquila è entrato a far parte del progetto nell’ultimo anno, e grazie al progetto ora dispone di una nuova sede, dopo che la precedente era stata resa inagibile dal sisma, e può seguire i 37 casi presi in carico nelle tendopoli.
Il progetto dispone anche di uno Sportello Antiviolenza on line, (www.sportelloantiviolenza.org ) che dal novembre 2008 offre un servizio di consulenza sul web, per quante hanno quesiti relativi alla violenza, e sta registrando un crescente interesse. Sono ormai oltre 350 le iscritte al forum, al quale rispondono le esperte dei vari centri inseriti in pangeaprogettoitalia, e oltre 13.000 i contatti al sito, in poco più di due anni di attività.
Appoggiare campagne di boicottaggio come pratiche non violente
La rete internazionale delle Donne in Nero si oppone alle guerre e ad ogni tipo di violenza: da più di venti anni impegnate per una pace giusta in Medio Oriente, che metta fine alla politica coloniale israeliana e alle continue violenze, sofferenze e punizioni collettive subite dalla popolazione palestinese, causate dall’occupazione illegale dei territori palestinesi, dalla politica di apartheid e dall’assedio della Striscia di Gaza.
Le Donne in Nero israeliane si sono formate immediatamente all’inizio della prima Intifadah opponendosi all’occupazione voluta dal loro governo.
Dopo il massacro di Gaza del 2008/09, in cui l’esercito israeliano si è macchiato di gravissimi crimini di guerra (1.400 morti fra cui 400 bambine/i) la situazione si è fatta molto più grave.
Per questo le Donne in Nero della rete italiana hanno deciso di aderire alla campagna mondiale BDS (Boicottaggio, Disinvestimento, Sanzioni) lanciata nel 2005 dalla società civile palestinese, il Boycott National Committee (BNC), formato da oltre 170 organizzazioni, comitati, partiti e sindacati palestinesi, campagna sostenuta da associazioni, movimenti e anche istituzioni governative in Europa e nel mondo.
Riportiamo i motivi che l’organizzazione adduce per supportare l’iniziativa: “Sosteniamo inoltre la campagna dell’Autorità Palestinese per il boicottaggio dei prodotti nei Territori occupati, “La tua coscienza, la tua scelta”, attuata attraverso la legge che proibisce la distribuzione e il consumo dei prodotti delle colonie illegali israeliane e la mobilitazione di migliaia di giovani donne e uomini con cui il BNC collabora. Sosteniamo infine la campagna “Boycott from Within”, lanciata a sostegno del BDS da un vasto arco di associazioni nonviolente israeliane, fra tutte vogliamo citare la Coalition of Women for Peace e la WILPF israeliana.
- Il boicottaggio è una pratica nonviolenta di non-collaborazione all’ingiustizia
- Il boicottaggio economico si pratica sulle merci prodotte nelle colonie israeliane illegali perché costruite nei Territori Occupati e sulle merci prodotte da ditte o da multinazionali che sostengono l’occupazione. Cittadine/i, consumatrici/ori rifiutano di acquistare determinate merci prodotte senza rispettare i diritti umani, i diritti del lavoro e le norme ambientali ed esigono l’applicazione integrale degli accordi commerciali fra UE e Israele e il rispetto della legalità internazionale..
- Il boicottaggio culturale denuncia gli accordi stipulati da Università, Enti locali e altre Istituzioni italiane per collaborazioni tecnologiche, scientifiche e culturali con Istituzioni israeliane compromesse con l’occupazione. Il Governo israeliano infatti utilizza il mondo universitario, i film, le opere letterarie, il turismo ecc. per promuovere l’immagine di un paese normale, in pace, felice, democratico che cancelli quella di una potenza occupante che opprime e viola sistematicamente i diritti del popolo palestinese. Naturalmente il boicottaggio culturale non intende essere applicato a chi sostiene la lotta nonviolenta contro l’occupazione militare e l’applicazione del diritto internazionale.
Come cittadine italiane chiediamo l’abrogazione degli accordi militari con lo Stato d’Israele. La collaborazione attuale dello Stato italiano con un regime oppressivo come quello israeliano è una luce verde all’attuazione di altri crimini e alla violazione di altri diritti del popolo palestinese.
Il boicottaggio non è contro gli israeliani e meno che meno contro gli ebrei, ma contro il governo israeliano, contro l’occupazione militare dei Territori palestinesi e gli insediamenti di coloni sempre in aumento, contro l’economia di guerra. Ad esso associamo iniziative per il diritto allo studio delle/dei giovani palestinesi e ci impegniamo a mantenere contatti con donne israeliane e palestinesi che sostengono la campagna BDS e a promuovere loro interventi in Italia.
Crediamo che il BDS sia uno strumento necessario per fermare la politica di espansione coloniale israeliana e per rendere Israele responsabile delle violazioni del diritto internazionale e dei diritti umani; crediamo sia anche uno strumento di comunicazione per far conoscere la situazione della Cisgiordania e di Gaza e per rompere il muro di diffidenza verso il popolo palestinese.”

